DOPO “QUASI AMICI” IN SALA ARRIVA (28 marzo) “DUE AGENTI MOLTO SPECIALI”
due agenti molto speciali
(De l’autre côté du périph)
Una mattina all’alba a Bobigny nei pressi di una bisca clandestina viene ritrovato il cadavere della moglie del potente Jean – Eric Chaligny il più importante sindacalista francese al centro di tensioni sociali che scuotono la Francia da qualche tempo.
In seguito a questo avvenimento, due mondi completamente opposti si incroceranno:quello di Ousmane Diakité, poliziotto della sezione finanziaria di Bobigny e l’universo di François Monge, Ispettore Capo della famigerata anticrimine parigina.
Le loro indagini li porteranno da un lato verso Parigi, nel mondo dei sindacati, e dall’altro nella banlieue di Bobigny con tutti i suoi loschi affari.
NOTE DEL REGISTA
“Situazioni serie nelle quali l’humor nasce dalla relazione tra questi due personaggi cosi diversi l’uno dall’altro”
- Progetto
La prima volta che Eric e Nicolas Altmayer, di Mandarin,mi parlaronodi questo progetto su un poliziotto di Parigi obbligato a collaborare con uno di periferia, avevo finito di girare il mio ultimo film Cyprien ed avevo voglia di realizzare un film più personale.
Mi resi subito conto che in questa storia si recuperava tutto quello che amo del cinema, e sentivo che mi avrebbe dato l’occasione di cimentarmi con un genere che ho sempre amato, permettendomi di parlare dei temi che mi sono cari, la differenza e soprattutto l’amicizia poiché l’azione e le battute erano associate a qualche cosa di più profondo dal punto di vista umano.
Si poteva veramente fare un film nel quale, come nelle migliori tradizioni di questo genere tutto poteva essere basato sui personaggi e sul loro bagaglio mantenendo sempre una dimensione sociale e che rappresenta per me la più grande innovazione in questo genere di commedie rispetto a quelle della mia gioventù.
Sin dalla partenza il rischio era quello di cadere nei clichè ed andavano evitati.
Un giovane di periferia che si trova di fronte un uomo rigido di Parigi. Ma Ousmane non è semplicemente uno di periferia è lui stesso lo zimbello del suo quartiere e François non è uomo rigido ma in realtà un mandrillo con l’idea fissa delle donne.
Il film comincia con un inseguimento, passaggio obbligato della commedia di azione; poi scopriamo i nostri protagonisti attraverso una caricatura di loro stessi decostruendo poi questi codici e questi clichè per arrivare a qualcosa di più umano, di più personale.
Pensavo che fosse giusto iniziare il film con una scena d’azione seria senza una gag. Ed è questo che mi auguravo per il film: situazioni serie nelle quali l’humor nasce dalla relazione tra questi due personaggi cosi diversi l’uno dall’altro.
E’ per lo stesso motivo che ho voluto Alain Duplaintier come direttore della fotografia, specialista del film d’azione e Ludovic Bource come autore delle musiche che firma il suo primo film dopo l’Oscar per The artist.
Tandem
Ho sempre avuto voglia di lavorare con Omar, lo trovavo affascinante ed emozionante.
L’avevo incontrato per il mio primo film che poi non aveva potuto fare. Volevo mostrare qualcosa di lui che si conosce poco, la fisicità associata ad un rigore e ad una serietà che fanno comunque parte della sua personalità.
Volevo parallelamente mostrare un Omar con delle debolezze: Ousmane infatti è un personaggio carico emotivamente, con un passato difficile. Abbandonato da sua moglie, cresce da solo suo figlio. Questa descrizione, che sembrerebbe drammatica fa invece nascere l’humor e l’empatia verso il personaggio.
Per il suo partner la scelta di Laurent Lafitte è stata immediata. Penso che i casting nel cinema si somiglino un po’ tutti. Avevo voglia di mostrare nuovi volti e Laurent era uno di questi. Due anni fa non era cosi conosciuto come oggi. Non aveva ancora girato Piccole bugie tra amici, ma il suo spettacolo era andato bene e ci ha colpiti tutti.
I produttori, i partner finanziari ed io stesso avevamo tutti la stessa sensazione: esprimeva qualcosa di incredibile.
Abbiamo pranzato insieme, e alla fine del pasto, senza provino gli ho proposto di fare il mio film.
Proprio discutendo con lui riguardo i suoi dialoghi, sono venute fuori alcune eccellenti battute.
Ha un incredibile sense of humor! Ho voluto quindi fare un’ultima revisione della sceneggiatura con Laurent, che con il suo sguardo fresco rispetto al mio che ci lavoravo già da un paio di anni, ha dato un incredibile apporto innovativo.
Omar e Laurent si sono incontrati la prima volta a cena da me ed ho immediatamente sentito che tra di loro c’era feeling. Sono andati via insieme e mentre li guardavo dalla finestra allontanarsi li ho visti fermarsi a discutere in strada ridendo.
Già funzionavano insieme: avevo trovato la mia coppia!
RIPRESE
“Sul piano fisico era un film difficile per Laurent ed Omar”
Abbiamo cominciato le riprese del film poco dopo l’uscita del film Quasi amici: eravamo felicissimi di quello che stava succedendo ad Omar e la sua avventura ha illuminato anche la nostra.
Per le riprese, ove possibile, ho privilegiato un po’ l’evoluzione dei personaggi. Abbiamo cominciato con delle scene non troppo coinvolgenti che permettevano loro di approcciare il ruolo gradualmente. Seppur con difficoltà, abbiamo cercato di seguire il più possibile la sequenza cronologica tornando – se necessario - anche tre volte sullo stesso set.
Normalmente infatti si girano tutte le scene previste sullo stesso set; ma in questo caso, come per esempio al chiosco dei panini, ci siamo ritornati per la scena finale… abbiamo sempre privilegiato i set dal vero.
Anche sul piano fisico era un film difficile per Laurent ed Omar. Mi hanno infatti confidato che non si aspettavano una tale intensità. Ho spinto un po’ sul realismo, spingendomi sempre un po’ oltre proprio per mostrare quello che loro erano in grado di fare.
Abbiamo veramente girato in pieno inverno perché ritenevo che questo aggiungesse maggiore verità al lavoro dell’attore.
Quando si gira davvero alle 6 del mattino i personaggi sono decisamente più veri!
“Sono due poliziotti obbligati ad avventurarsi uno nell’universo dell’altro. Si tratta allo stesso tempo di un eccellente potenziale di commedia e di rapporti umani”.
OUSMANE secondo Omar Sy
Qualche anno fa David Charhon mi aveva proposto un film e, sebbene poi non si concretizzò, il nostro incontro era stato molto interessante e siamo rimasti sempre in contatto.
Quando mi ha parlato di questo film mi sono subito entusiasmato: giocare a guardie e ladri sul grande schermo era per me un sogno che si realizzava!
La sceneggiatura offriva parecchi spunti originali: gioca sui clichè, i codici, ma per superarli.
Non è solo la storia di un uomo che si ritrova fuori dal suo ambiente. Sono due poliziotti obbligati ad avventurarsi l’uno nell’universo dell’altro.
Si tratta allo stesso tempo di un eccellente mix di commedia e di rapporti umani.
A turno, i due personaggi scoprono il mondo dell’altro facendo delle gaffes e portandoci dei valori. Tutto si svolge molto velocemente e questo mi è sembrato ambizioso e moderno.
L’altra cosa che mi ha attirato molto era lavorare con Laurent Lafitte: è molto divertente e l’ho adorato in Piccole bugie tra amici. Avevo visto i suoi precedenti lavori, soprattutto il suo ultimo one man show.
Funzioniamo un po’ alla stessa maniera: professionali, eravamo li per lavorare ma questo non ci impediva di prenderci in giro sul set proprio come i nostri personaggi.
All’inizio il mio personaggio sembra rilassato e quello di Laurent ha l’aria impacciata. Ci si rende conto quasi subito che Ousmane può essere molto rigido e che François può essere invece molto più sfrontato.
Amo giocare con i clichè per smontarli. Il cinema lo permette e visti i preconcetti odierni, questo diventa necessario.
Siamo in un’epoca di giudizi rapidi, in cui quello che si può pensare a priori si può anche rivelare falso, come dimostrato anche dal film: di primo impatto ad esempio si è portati a pensare che il personaggio di periferia sia il più libero dei due. Poi però si scopre che ha un figlio e che è molto più conservatore dell’altro.
Il film non vuole dare una lezione né consegnare un messaggio, ma rammentare tra una risata e l’altra che l’incontro con persone diverse da noi può solo arricchirci.
Incontrandosi infatti, Ousmane e François, crescono e imparano a risolvere i loro problemi attraverso i difetti dell’altro.
E tutto questo funziona. E’ buffo e piace!
Lavorare con David è stato interessante perché è una persona molto precisa ma alla quale si possono anche proporre delle idee.
Senza mai perdere il soggetto del film, io David e Laurent – anche lui un eccellente autore – ci siamo confrontati costantemente riuscendo ad andare sempre un po’ più lontano. Le nostre energie differenti, i nostri gusti per le battute e la nostra visione dei personaggi hanno creato un ottimo laboratorio.
Una delle prime scene che abbiamo girato si svolgeva a Bobigny nell’appartamento della madre di un sospettato che il mio personaggio aveva conosciuto da giovane. E’ una delle prime scene in cui io e Laurent abbiamo potuto improvvisare un po’. Tutti e due siamo entrati maggiormente nel personaggio, cercando l’interazione con l’altro e riuscendo a trovare un nostro ritmo.
E’ successo qualcosa quel giorno che ci è poi stato utile per tutto il resto del film.
Ho accettato di fare questa commedia, ma si trattava di una commedia di vera azione!
Ma devo confessare di avere un po’ sottostimato il lavoro fisico necessario: tra gli inseguimenti a piedi, in macchina, le sparatorie e tutto il resto è stato veramente molto faticoso.
Mi sono allenato per le sparatorie ed i combattimenti. Ogni volta che queste scene erano previste da copione, mi chiedevo se fossi o meno pronto ma una volta nell’azione tutto sommato mi sentivo perfettamente a mio agio.
Il film offre molte occasioni differenti sia d’azione che di commedia e la gamma è veramente alta.
Una delle scene più surreali rimane quella al club degli scambisti. Onestamente è stato un momento difficile per me, perché è un luogo che mi mette in imbarazzo!
Il mio pudore è stato seriamente messo alla prova sia per la nudità che per le situazioni rappresentate. Quello che provavo aveva però il vantaggio di essere al servizio del personaggio che si trova nella mia stessa situazione.
Mi ricordo persino di quella battuta favolosa che Laurent ha tirato fuori quando mi rimproverava di non osare, dandomi del “mormone nero”. Sono scoppiato a ridere ma fortunatamente in quel momento stavo uscendo di campo.
La scena non era affatto scritta in quel modo e abbiamo riso tantissimo.
Per me Ousmane è un buon poliziotto, fa il suo mestiere per difendere i valori in cui crede; trovavo interessante l’idea di poter interpretare un uomo che come tanti altri nati in periferia, trova una strada alternativa rispetto a quella alla quale sarebbe condannato.
Ousmane rappresenta una realtà semplice, quella in cui uomini cresciuti nelle periferie scelgono di difendere i propri valori.
Crede nella giustizia. Senza voler fare l’avvocato difensore della periferia avevo comunque voglia di dire che esistono molte persone di questo tipo e sentivo il bisogno di parlare di quella realtà in questo modo. Ha anche un lato istintivo un po’ spericolato. Abituato alle difficoltà ha sviluppato una “creatività” che lo porta ad utilizzare tutte le opzioni possibili anche se inattese! Non si lascia intimidire né da una gerarchia né da una minaccia. Se crede in qualcosa si tuffa a capofitto . Oggi la separazione tra Parigi e la periferia non è più cosi netta.
Si parla la stessa lingua, si hanno gli stessi codici culturali e la “frontiera” si può oltrepassare molto più facilmente. Non è un film per ridere sull’ uno o sull’altro personaggio, ma per ridere dello shock provocato dall’incontro di due persone che non si sarebbero mai dovute incontrare.
Penso che da entrambi i lati ci si conosca abbastanza per poter ridere insieme delle stesse cose. Credo sia un buon momento per una commedia come questa. Questo genere di storia abbatte le barriere e avvicina le persone. Questo film mi ha permesso di incontrare delle persone meravigliose: David, Laurent, Zabou, Youseff Hajidi un ottimo attore con il quale ho stretto una bella amicizia, senza dimenticare Sabrina Ouazani , una ragazza adorabile.
Questo lavoro appartiene ad un periodo particolare della mia vita poiché abbiamo cominciato a girare il giorno dopo dell’uscita in sala di Quasi amici. Mentre la mia vita era in balia delle cifre sempre più incredibili ogni giorno, questo film mi ha permesso di tenere i piedi per terra, mantenere la rotta e continuare il mio mestiere.
Raccontare questa storia, recitarla con Laurent, David e tutta la troupe resterà un ricordo bellissimo.
L’ISPETTORE MONGE secondo Laurent Lafitte
Quando ho letto la sceneggiatura mi sono divertito molto e l’idea di lavorare in coppia con Omar mi ha sedotto.
All’epoca Quasi amici non era ancora esploso, ma il fatto che ci fosse lui dava già una chiara visione del progetto. Omar emana una simpatia immediata unita ad un forte carattere. La sua gentilezza non gli impedisce di avere una personalità spiccata. Questo equilibrio è molto raro, soprattutto nella commedia. Contrariamente a quello che avviene di solito qui abbiamo di fronte due uomini forti. Non c‘è un debole, hanno entrambi carattere, l’uno non è vittima dell’altro.
David mi ha proposto di lavorare con lui sui dialoghi e abbiamo cosi potuto rafforzare alcune scene e dar loro un nuovo orientamento. In generale, anche quando non lavoro sulla scrittura tento di assorbirla il più possibile, poiché sono certo che una conoscenza perfetta della sceneggiatura permetta di dosare meglio i personaggi e di sapere esattamente che direzione stiano prendendo in qualsiasi momento.
Il mio personaggio, François Monge, è molto sicuro di se ed è abbastanza arrogante. E’ un buon poliziotto, professionale e coscienzioso ma non è abituato alla strada.
Poiché vuole diventare Commissario cerca di far di tutto per compiacere i suoi superiori. Lavorando su questo film ho scoperto che ci sono vari modi di diventare commissario: per concorso e per nomina in base al curriculum. La differenza tra i due sta anche in questo: François gioca la carta della nomina, mentre Ousmane sgobba per passare l’esame.
I due personaggi non devono però essere interpretati in maniera caricaturale; ad esempio, quando Monge assume il suo atteggiamento arrogante bisogna giocare sulla buona fede, perché è davvero convinto di ciò che dice. Per portare la commedia delle situazioni al suo massimo bisogna interpretarla ad un primo livello, restare al fianco del personaggio senza esprimere un giudizio, altrimenti il rischio di diventare la sua caricatura è molto alto. E’ un pericolo tipico della commedia. E questo è un film che vuole far ridere: sono due personaggi che non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro ma obbligati a collaborare. Mi è piaciuto che non si trattasse semplicemente di un poliziotto impacciato di fronte ad un poliziotto di periferia sfrontato.
C’è molto di più. Ho affrontato il ruolo studiando i movimenti che si suppone che il personaggio debba padroneggiare. Non volevo che nel momento in cui tiravo fuori l’arma si avesse l’impressione che non l’avessi mai fatto. Abbiamo incontrato dei maestri d’armi per imparare a maneggiare le pistole, a caricarle, ad impugnarle e a non guardarsi le dita mentre premevamo il grilletto.
Abbiamo imparato le procedure, i modi di comportarsi in azione, i modi di parlare a qualcuno che si vuole arrestare…e una volta appresi questi codici, la cosa divertente è che bisogna cancellarli. Non sono attore “actor’s studio”, non ho bisogno di sapere quello che il mio personaggio mangia a colazione, a meno che non ci sia una scena che si svolge a colazione!
Di contro ho bisogno di sapere e immaginarmi, parlando con il regista quale è stato il percorso del mio personaggio: abbiamo immaginato, riportandolo anche nei dialoghi, che il padre di François fosse prefetto de La Nièvre e sapesse cosa è la periferia perché lì ha studiato.
Mi piace fare delle proposte ed il regista può prenderle in considerazione o meno…non sono un tipo suscettibile!
David aveva davvero la sua visione del film, ed io mi sono messo al suo servizio; sapeva cosa voleva pur rimanendo aperto ai suggerimenti. Rappresentava il perfetto equilibrio tra l’entusiasmo di cui si ha bisogno in quanto attore – per avere fiducia e proporre delle cose – e il sentirsi rassicurato perché senti che c’è qualcuno che mantiene il controllo.
Non eravamo di fronte ad un regista fan, ma di fronte ad un regista che realizza la Sua versione del film.
Penso che nelle commedie, una volta che sono tutti d’accordo, bisogna lasciare il posto agli attori.
Per questo non amo le scene che hanno tanti tagli.
La situazione ed il ritmo vengono dal gioco degli attori e il montaggio dovrebbe cercare di ricreare questo ritmo dato sul set. Il montaggio dovrebbe adeguarsi, la commedia è un genere che si appoggia veramente sull’attore e sul ritmo che quest’ultimo impone. Ed è con questo spirito che abbiamo lavorato.
Avevo fretta di andare in periferia perché sono i momenti più importanti del mio personaggio. Sono momenti in cui Monge è inadatto e i suoi metodi diventano inadeguati.
Era quello che mi divertiva di più girare. Aspettavo trepidante le scene nel locale per scambisti perché è proprio il momento in cui nella commedia si mescolano i limiti dell’accettabile e mi piace confrontarmi con questi confini.
Non vedevo l’ora di girare queste scene che vanno un po’ oltre, come quella in cui sono nudo con una giovane donna all’inizio del film o la scena dell’obitorio.
Mi divertono le situazioni che mettono a disagio. Anche io avevo sottostimato l’ aspetto fisico… spesso non ci si rende conto che quando si corre al cinema, si corre davvero… anche se è cinema! Si corre più volte e per più giorni!
Immaginare come il mio personaggio potesse correre era molto divertente. Con David avevamo immaginato che quest’uomo avesse fatto atletica al liceo o all’università e che fosse persuaso di avere dello stile nel correre.
Ma Monge si veste molto attillato, e durante un inseguimento correvo talmente tanto che non sono riuscito a saltare e sono inciampato in un secchio della spazzatura!
Delle riprese sportive ma formidabili. Ho passato dei mesi fantastici e con Omar è stato un piacere tutti i giorni. Ci aspettavamo le stesse cose, volevamo essere efficaci, passare dei bei momenti e ridere.
Pingback: I FILM CHE VEDREMO NEL 2013 – LISTA IN CONTINUO AGGIORNAMENTO | cinemotore BLOG di cinem"A"